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INTERVISTA AL SIG. RADAELLI

INTERVISTA AL SIG. RADAELLI - Associazione WWF
Proprietario dell'area delle Foppe che racconta la storia di questo pezzo di territorio Trezzese

 

CENNI SULLA FORNACE RADAELLI

 

La fornace, creata dal sig. Angelo Radaelli, e rimasta poi – sino alla chiusura – di proprietà della famiglia, era già pienamente operativa nel 1870 come dimostrato da una mappa topografica militare, levata in quell’anno, nella quale risultava nominativamente.

 

La fornace, nel pieno della sua attività, impiegava circa una ottantina di persone che, essendo l’industria stagionale, si riducevano ad una ventina nel periodo invernale.

 

Può essere interessante sapere che, all’inizio del 1900,  per la costruzione dello Stabilimento di Dalmine che necessitava, ovviamente, di una forte quantità di mattoni pieni, si ricorse per il trasporto – con vagoni di proprietà – ad un collegamento tramviario diretto Fornace/Stabilimento raccordandosi alla linea Monza – Trezzo – Bergamo.

 

Pare giusto far notare che,  per circa mezzo secolo, la fornace Radaelli fu l’unica industria ad offrire lavoro ai Trezzesi.

 

Nel periodo intercorrente fra la prima e la seconda guerra mondiale.l’avvento del cemento armato: mutò la funzione del laterizio che, da elemento portante, divenne solo elemento di puro riempimento deprezzando il mattone pieno a netto favore del mattone forato.

 

Questa tecnica, all’inizio usata solo per le grandi opere, nel secondo dopoguerra prese piede per tutte le costruzioni edili determinando la fine di quasi tutte le fornaci lombarde: infatti l’argilla locale, di alto peso specifico, non permetteva la produzione di laterizi leggeri e quindi i laterizi pesanti ( mattoni pieni o semipieni ) andavano sempre più perdendo di interesse.

 

Anche sulla base di queste considerazioni – cioè di un incerto futuro per questo genere di industria- nel 1971 si decideva la cessazione dell’attività

 

 

 

CENNI SULL’ORIGINE DELL’OASI “LE FOPPE “ RADAELLI

 

Nell’ultimo ventennio di attività la varietà di altezza del banco argillifero ed il sistema meccanico di escavazione lasciarono il fondo cava molto irregolare: una esperienza di rimessa a coltivo , dimostratasi antieconomica, fu presto abbandonata.

 

Nel ventennio1971 – 1991 l’area si è progressivamente ricoperta di vegetazione spontanea con l’inconveniente che – all’inizio della stagione autunno-inverno -  si formava un vaso acquitrino che si prosciugava durante la stagione primavera-estate. Questo enorme volume di acqua, verso la fine degli anni ottanta trovò , improvvisamente e spontaneamente, uno sfogo naturale per cui l’area è diventata praticabile per tutto l’anno..

 

A questo punto venne inizialmente presa di mira dagli amanti di moto-cross e successivamente – ed in modo progressivo – anche da coloro che volevano disperdere ogni genere di rifiuti.

 

Per porre fine a questo stato di cose e per preservare la zona – contattati in primis dal sig. Paolo Corti che prospettava questa possibile soluzione -   venne presa la decisione di affidarla al W.W.F. affinchè la passione degli affiliati facesse da presidio al mantenimento del luogo al  suo stato naturale: 

 

Per quanto ho potuto constatare nel decorso degli ultimi anni – anche in virtù della cura costante ed indefessa del sig.Fabio Cologni , la decisione presa si è rivelata ottima.

 

 

Gian Angelo  Radaelli