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Pronto soccorso per animali selvatici

Pronto soccorso per animali selvatici - Associazione WWF
In caso di rinvenimento
di 
animali domestici 
in difficoltà,
è possibile rivolgersi
all'
ENPA di Monza
(
www.enpamonza.it
Ma per gli animali selvatici?
A chi non è mai capitato di trovare un animale selvatico in difficoltà? Un riccio, un uccellino...
A causa dei molti aspetti peculiari che coinvolgono le specie selvatiche, il ricorso al veterinario di animali domestici è spesso poco proficuo.
Proprio perché "selvatici", quasi sempre uniscono paura e sgomento per la presenza "umana", spesso sfociando in manifestazioni aggressive e complicando così ogni nostro intervento in loro aiuto. E altrettanto spesso, pur mossi dalla migliore volontà, interveniamo inutilmente o applicando metodologie di intervento e cura errate, causando la morte dell'animale, o forse peggio, la sua impossibilità a tornare libero. Questo è infatti il primo comandamento per chi trova un animale selvatico in difficoltà: soccorrerlo e curarlo al fine di donargli nuovamente la libertà. Un comandamento che se disatteso non solo nuoce agli equilibri naturali e al benessere dell'animale "salvato" ma può determinare effetti legali anche seri, in quanto esistono ben precise leggi nazionali e regionali, che regolamentano o vietano la detenzione di fauna selvatica.
 La legge e gli animali feriti
Due aspetti in particolare è importante conoscere, riguardo le norme che si collegano all'attività di soccorso in natura: il divieto di detenere fauna protetta e il divieto di raccogliere uova o pulcini dai nidi.
Per evitare abusi e regolare il traffico a scopo commerciale, la legislazione deve essere molto rigida. Per gli stessi motivi l'abbattimento umanitario di animali selvatici irrecuperabili o gravemente feriti, ad opera di un privato cittadino, è formalmente equiparabile alla sua uccisione in natura. Così non è consentita una prolungata detenzione di animali irrecuperabili e che, malgrado il soccorso, non possono ricuperare la libertà. È invece accettabile una detenzione con evidenti fini di soccorso e successiva liberazione, ma è in ogni caso opportuno richiedere l'autorizzazione, rivolgendosi all'Ufficio Caccia e Pesca della competente Amministrazione Provinciale (per la zona di Trezzo: 02-90929361  in orario d'ufficio oppure, contattare il Servizio di Reperibilità, fuori orario d'ufficio, allo 02-77405808/02-77405808 o presso il più vicino comando del Corpo Forestale dello Stato.
E' anche possibile fare riferimento ai CRAS WWF (Centri di Recupero Animali Selvatici), che provvedono alla raccolta, al recupero e alla riabilitazione degli animali selvatici feriti: ogni anno alcune centinaia di animali, in particolare uccelli e piccoli mammiferi, arrivano nei CRAS lombardi dove il personale del Centro e i veterinari provvedono alle cure. Gli animali completamente recuperati vengono rilasciati in natura. Durante la stagione venatoria agli animali feriti dalle auto o da cause accidentali si aggiungono quelli feriti dai cacciatori.
Per info: CRAS WWF oasi di Valpredina BG - tel. 035956140, oppure CRAS WWF di Castelleone CR - tel 0374 57914, CRAS Vanzago (MI)  WWF 02-9341761
Non chiamate i volontari dell'Oasi Le Foppe perchè non autorizzati al ritiro e alla cura degli animali, non avendo le attrezzature adeguate.
 
 Uova "abbandonate", uccelli e nidiacei
Può capitare di imbattersi in un nido di uccello, soprattutto di quelle specie che ne costruiscono a terra o su arbusti bassi, con una o più uova, e pensare che si tratti di uova "abbandonate" , perché in quel momento non vi sono gli adulti nelle vicinanze, o perché al tatto risultano assolutamente fredde. Bisogna assolutamente evitare di prelevarle; infatti molte specie iniziano a incubare le uova solo dopo averne deposte un certo numero. Inoltre prelevare le uova implica avviare un'incubazione artificiale e la conseguente cura dei pulcini, che risulta estremamente complessa.
Esistono poi specie che intenzionalmente depongono le uova a terra e senza costruire veri e propri nidi, dando l'impressione di essere veramente abbandonate. È il caso di piccoli trampolieri come il Fratino e il Corriere piccolo, oppure sterne come il Fraticello e la Sterna comune, su spiagge e greti di torrenti, come anche il Succiacapre, tra la lettiera del bosco.
Gli uccelli, e soprattutto i nidiacei, sono i casi più frequenti di ritrovamento di animali selvatici in difficoltà.
In primavera, durante una passeggiata nel bosco, ma anche nel giardino di casa, o sul marciapiede, può capitare a chiunque di trovare un nidiaceo (un piccolo di uccello). Il nostro istinto ci induce a raccogliere il piccolo e portarlo a casa per "allevarlo". Questo atteggiamento, peraltro lodevole in quanto dimostra sensibilità nei confronti della natura, non sempre si rivela il migliore per la salute del nidiaceo.
Gran parte dei nidiacei abbandona spontaneamente il nido (merli, passeri, civette…) quando ancora non sa volare bene, pur essendo seguito e alimentato dai genitori. Raccogliere uno di questi nidiacei significa strapparlo alle cure dei genitori, sicuramente più valide del più esperto e attento veterinario. Allevandoli si corre inoltre il rischio di "imprintarli" sull'uomo, facendone animali con una identità specifica deviata in modo irreversibile e non più in grado di affrontare una normale vita libera.
Se avete raccolto un nidiaceo in situazione di reale pericolo (minacciati da gatti o altri predatori, finiti in mezzo alla strada…) è importante offrirgli la massima tranquillità, al fine di evitare lo shock e l'infarto da maneggiamento, ponendolo in una scatola di cartone buia e collocata nel più breve tempo possibile in uno spazio altrettanto buio e silenzioso, a temperature mite.
Assolutamente da evitare: gabbie, sacchetti di plastica, troppi spostamenti, luoghi rumorosi, contatto con la gente.
Nel caso di uccelli adulti, feriti per scontri fortuiti con auto, cavi aerei, scontri con altri animali, il suggerimento è quello di contattarci direttamente, per un intervento quanto più possibile rapido ed efficace.
Attenzione nel caso di ritrovamento di rapaci, cigni, aironi, corvidi... Alcune specie infatti reagiscono allo shock da cattura, difendendosi con beccate o unghiate pericolose per il soccorritore. Gabbiani e soprattutto Sule e Cormorani hanno becchi dai margini molto taglienti; meno taglienti ma non piacevoli sono i colpi di becco di corvidi come Cornacchie, Gazze, Corvi e Ghiandaie. Gli Ardeidi, in virtù della struttura del collo e del becco, sono abili infiocinatori e usano la stessa tecnica per difendersi. Anche i piccoli falchi, come il Gheppio, sono molto dinamici e aggressivi.
 L'alimentazione degli uccelli
Per quanto riguarda gli uccelli, allevare e svezzare un nidiaceo non è cosa semplice e sostituirsi alla madre naturale implica, nonostante la buona volontà, un grande impegno e notevoli conoscenze su come accudire e nutrire correttamente un prematuro. E questo non solo per garantire al sua sopravvivenza e crescita, ma anche per permettere una sua futura vita in libertà.
Innanzi tutto normalmente un uccello denutrito è anche disidratato: possiamo provvedere con una siringa a cui avremo tolto l'ago, con una soluzione isotonica (scogliere in un litro d'acqua calda, un cucchiaio di zucchero e un cucchiaino di sale fine); inserendola delicatamente e lateralmente nel becco lasciar cadere alcune gocce (3 somministrazioni al giorno). Se l'animale non è eccessivamente spaventato e se vigile e assetato dovrebbe deglutire con rapidità, mentre avrà difficoltà se abbattuto e poco reattivo. Sempre da evitare il latte, indigesto.
I nidiacei difficilmente aprono il becco da soli e per questo vanno alimentati con forza: si deve tirare la pelle sotto il becco e sopra il becco. Una volta aperto inserire la camola o la carne. Per introdurre il cibo si può anche usare una pinzetta con le punte arrotondate od una siringa, senza ago naturalmente!
Per l'alimentazione dei passeriformi insettivori e carnivori (allodole, pettirossi, merli...) si dovrebbe provvedere con pastone per insettivori composto da omogeneizzato di carne e acqua calda quanto basta per renderlo fluido. Vanno bene anche, per i più grossi, pezzettini di carne cruda (muscolo, cuore o macinato), larve di mosca, camole del miele e della farina (si possono cercare nei negozi di caccia e pesca);
Per  l'alimentazione dei passeriformi granivori (passeri, fringuelli, cardellini...) si dovrebbe provvedere conpastone per granivori così composto: 2 cucchiai di farina gialla, 1 cucchiaio di pastone all'uovo per canarini, 1 cucchiaino di farina bianca,  2 cucchiaini di omogeneizzato di carne/verdura e acqua calda quanto basta per renderlo fluido;
Per l'alimentazione di rondini, rondoni (v.anche sotto) e balestrucci il nutrimento ideale è costituito da camole del miele e della farina (si possono cercare nei negozi di caccia e pesca). Queste larve sono molto energetiche e riescono a fornire la quantità di proteine di cui ha bisogno la rondine per sopravvivere. Per il rondone dare 3-4 larve ogni 5-6 ore, mentre per il Balestruccio e la rondine, ne basta 1 (del miele è meglio) ogni 3 ore, ma è da spezzare. Nel caso non si riuscisse a reperire le camole, è possibile utilizzare anche piccole dosi di carne cruda macinata (bistecca o carne trita) in piccoli pezzetti e bagnata nell'acqua prima di imbeccarli, o dell'uovo sodo (solo il rosso) con una punta di zucchero e di sale, sempre mischiato a un po' d'acqua.
 S.O.S. Rondoni
Un discorso a parte meritano i rondoni, una specie che una volta involata, non si posa mai a terra. I piccoli di rondone caduti dal nido quindi non possono essere alimentati dai genitori e devono essere raccolti.
Il Rondone è una specie migratrice, nidificante comunemente nelle città. Il colore è marrone nerastro, è lungo 16 cm, le ali sono a forma di falce ed a punta. I nidi vengono allestiti in buchi di muri o di altre costruzioni umane. Le uova, 2 o 3 di colore bianco, vengono in genere depositate in tarda primavera; il periodo di covata varia dai 18 ai 25 giorni. E' possibile trovare i nidiacei di Rondone per terra, soprattutto in primavere piovose e fredde, che impediscono ai genitori di trovare il cibo. A causa delle abitudini dei genitori, che non si posano mai a terra, perché non riuscirebbero più a spiccare il volo, i piccoli di Rondone caduti non possono né essere rimessi nel nido né vicino ad esso, al contrario di tutte le altre specie.
Sistemazione del piccolo di Rondone: foderare un sottovaso con stracci (privi di pericolosi filamenti), di dimensioni sufficienti affinché i piccoli non si rovinino le lunghe ali. Porre il tutto in una scatola per scarpe, rivestendo il fondo con carta da sostituire periodicamente. Tenere al caldo (25°-30°C).
Alimentazione: il Rondone è insettivoro, e si nutre di "plancton" aereo, cioè insetti raccolti volando con il becco spalancato. Se alla vista del cibo i Rondoni aprono spontaneamente il becco, è sufficiente introdurre il cibo il più vicino possibile alla gola; se questo non dovesse accadere occorre forzare delicatamente l'apertura del becco, magari con l'aiuto di una seconda persona che introduce il cibo in gola. Alimenti da fornire per ogni pasto (almeno 4 pasti al giorno): 12 tarme della farina (camole) o del miele, reperibili in negozi per animali o di pesca. Sarà anche necessario somministrare qualche goccia d'acqua al giorno con un contagocce.
Liberazione: i piccoli Rondoni dovranno essere messi in libertà solo quando il piumaggio sarà completo e le ali chiuse supereranno la coda di un paio di centimetri. Esercitarli a battere le ali per formare i muscoli pettorali e abituarli al volo: basta prenderli dalle zampe (tra 2 dita con il dorso dalla mano verso l'alto) e abbassare la mano verso il suolo. Al momento della liberazione lanciarlo in alto da una posizione panoramica o in un prato abbastanza ampio, in una mattina soleggiata e priva di vento, preferibilmente dove volano altri rondoni. Potrebbe essere necessario eseguire più tentativi, ed a volte occorrono alcuni giorni di "allenamento".
 Mammiferi
Relativamente ai mammiferi può capitare di rinvenire volpacchiotti che spinti dalla fame si spingono fuori dalla tana, oppure cuccioli di pipistrello caduti a terra da un posatoio o perdendo la presa dal grembo della madre. Durante una passeggiata nel bosco si possono incontrare cuccioli di capriolo e altri cervidi acquattati a terra. ATTENZIONE: in quest'ultimo caso non si tratta di abbandono ma di normale atteggiamento mimetico che i cuccioli adottano per ripararsi dai predatori quando la madre si allontana per nutrirsi, e quindi l'ultima cosa di cui hanno bisogno è del vostro "aiuto".
Il ritrovamento di mammiferi è meno frequente rispetto a quello degli uccelli, ma è uno dei più probabili è sicuramente quello del riccio (Erinaceus Europaeus), sia per la sua abbondanza che per la frequentazione di ambienti urbani e giardini. I ricci in inverno cadono in letargo, concedendosi occasionalmente qualche risveglio nelle giornate più tiepide. Se si rinviene un riccio in queste situazioni conviene lasciarlo dov'è senza alterare il suo "giaciglio-nascondiglio".
Se si tratta invece di un piccolo, di un esemplare ferito o in difficoltà... per sapere come fare per aiutare questi simpatici mammiferi (per altro utilissimi per i nostri giardini), vi invitiamo a scaricare l'interessante documentazione Soccorso Ricci (formato .pdf 318k), realizzata dalla ProRiccio di Mettmenstetten, e distribuita dalla Società Protezione Animali Bellinzona (CH), che ci ha cortesemente concesso l'autorizzazione a pubblicare questo documento particolarmente ricco di informazioni molto dettagliate.
 
 Per saperne di più...
...vi consigliamo il libro "Nati Liberi" Manuale Pratico di pronto soccorso per animali selvatici, di Lambertini e Palestra, Franco Muzio Editore, da cui sono stati tratti buona parte dei brani di questa pagina.