LA FLORA DELLA ZSC OASI LE FOPPE DI TREZZO SULL’ADDA
Con Deliberazione della Comunità del Parco Adda Nord n. 28 del 22/12/16 è stato approvato in via definitiva il Piano di gestione della Zona Speciale di Conservazione (ZSC) “Oasi Le Foppe di Trezzo sull’Adda”, Sito individuato in ambito regionale, nella Rete Natura 2000, col codice IT2050011.
Le condizioni climatiche, la tipologia di suolo, la presenza di aree umide e di un paesaggio variegato, uniti ad una gestione che favorisce un’attiva conservazione, favoriscono nell’Oasi lo sviluppo di una vegetazione florida e ricca, che comprende specie rare e protette, a livello nazionale ed internazionale (in lista rossa IUCN).
L’Oasi rappresenta inoltre un interessante mosaico di habitat e attualmente ne comprende ben tre di interesse comunitario:
- Habitat 91E0*: Foreste alluvionali di Alnus glutinosa e Fraxinus excelsior (Alno-Padion, Alnion incanae, Salicion albae), cioè il bosco igrofilo di ontano nero e frassino
- Habitat 9160: Querceti di farnia o rovere subatlantici e dell’Europa centrale del Carpinion betuli
- Habitat 3150: Laghi eutrofici naturali con vegetazione del Magnopotamion o Hydrocharition.

Figura 1: Habitat di interesse comunitario presenti nella ZSC Oasi Le Foppe di Trezzo sull’Adda
LA VEGETAZIONE POTENZIALE, ATTUALE E QUELLA DEL PASSATO
Se si acquisiscono i metadati dal Corine, emerge una valutazione di massima sull’uso dei suoli e dunque sulla tipologia di vegetazione presente,. La vegetazione potenziale dell’area (cioè la vegetazione che tende a formarsi naturalmente in un dato luogo in base alle caratteristiche climatiche, geologiche, geomorfologiche, pedologiche e bioclimatiche attuali) è quella dei Querco- Carpineti. In epoca preromana la pianura era occupata da grandi foreste in cui dominavano le querce, gli olmi e i tigli. Polibio nel Il secolo a.C. descrive, sia pure in via indiretta facendo riferimento alla produzione di ghiande, un paesaggio dominato da questi alberi. Si tratta della foresta planiziale, che si estendeva su tutta la Pianura Padana fino all’Istria e che è stata progressivamente disboscata a partire dall’epoca romana per fare posto a superfici coltivabili. Ora rimangono piccoli frammenti, molto preziosi e quindi tutelati. Anche nell’Oasi ce ne sono due, nella figura appaiono in colore verde scuro.
Attualmente sono presenti anche aree boscate che sono diversamente classificate o non
classificate, vi sono alberi introdotti dall’uomo (formazioni antropogene) e aree seminate.

Figura 2: Analisi del paesaggio dal satellite Corinne
E’ davvero sorprendente notare come la configurazione del paesaggio, vista ora dal satellite, continui a mantenere la geometria di base fondiaria che già ritroviamo nel catasto di Carlo VI e poi di Maria Teresa d’Austria e poi perduri man mano dal 1720 ad oggi. Possiamo acquisire molte informazioni dal libro molto approfondito e ben documentato di Luigi Chilò ed Empio Malara “Campagna e città, risorse per il futuro. Il caso di Trezzo sull’Adda, Marsilio Editori, 1981. Le carte seguenti sono rielaborate digitalmente a partire dalle ricostruzioni storiografiche effettuate dagli autori del libro.
(E’ stato omesso lo sfondo di Google Earth per rendere maggiormente visibile la storia vegetazionale rispetto agli insediamenti umani).

Figura 3: storia della vegetazione dal dal 1720 al 1954
(*) arativo e seminativo non sono sinonimi. Semplificando al massimo la distinzione, un campo è a uso arativo quando viene dissodato ed è utilizzato l’aratro per coltivare (ad es. ortaggi); è ad uso seminativo quando viene arato in modo molto fine, per permettere la produzione di coltivazioni erbacee (ad es. frumento, orzo ecc.).
(**) https://www.oasilefoppe.it/storia/ Per chi volesse approfondire, si rimanda al Portale di Storia Locale del Comune di Trezzo (sezione “Cartografia e immagini”), che raccoglie oltre 120 tavole fino alla fine dell’Ottocento; nell’archivio è citata anche una mappa aggiornata al 1870 con relativo verbale. La tavola del 1870 corrisponde al foglio IGM pertinente “Trezzo sull’Adda – 46 IV N.O.” (Serie 25V).
La mappa del 1974 riporta una gestione composita delle superfici agricole del territorio corrispondente all’Oasi, con la compresenza di seminativo e seminativo arborato, la crescita delle cave, la presenza di filari di bosco ceduo. Il tracciato della ferrovia, netto nelle mappe del 1954, appare ancora visibile in traccia (il tratto Trezzo – Monza cessò il 28 giugno 1958).
Tra le curiosità, si noti che gli alberi della “costa alberata” e gli “arativi vitati” del 1720 erano spesso, come specificato nelle mappe catastali, “con moroni”, cioè con gelsi, i quali nelle mappe stesse erano diligentemente disegnati, persino con la loro ombra, ad evidenziare come la coltura del gelso – così importante per l’industria tessile della seta – fosse considerata di particolar pregio e valore economico. Tra il 1720 e il 1825 scompaiono a Trezzo 50 ettari di vigneti e 60 di boschi: la superficie boscata diminuisce a discapito di quella agraria e, solo in minima parte, anche quella produttiva.
OGGI, I BOSCHI DELL’OASI E QUELLI COLLEGATI NELLA RETE ECOLOGICA

Figura 4: formazioni boschive attuali
Orientamento vegetazionale prevalente
Prendendo in considerazione sia le formazioni boschive presenti nella ZSC Oasi Le Foppe che quelle con esse connesse, è possibile osservare come il territorio protetto dalla ZSC comprenda sia boschi che prati; le zone alberate vanno a congiungersi con formazioni boschive vicine, formando corridoi ecologici (si rimanda all’approfondimento di Azzariti sulla rete ecologica). Inoltre, approfondendo la composizione dei boschi, emerge un orientamento vegetazionale prevalente. Per orientamento vegetazionale di un territorio si intende l’insieme delle caratteristiche della vegetazione (naturale o seminaturale) che riflettono le condizioni ambientali predominanti di quel territorio, come: clima (temperatura, piovosità, umidità), suolo (tipo, pH, umidità del suolo), esposizione (versante nord/sud, altitudine). Quindi l’orientamento vegetazionale descrive quali tipi di vegetazione si sviluppano spontaneamente in un’area e quali comunità vegetali tendono a stabilizzarsi nel tempo, in base alle condizioni ecologiche. Nell’area geografica protetta da Natura 2000, in base alle condizioni ecologiche del territorio, spontaneamente si accrescerebbero boschi di Robinie e Pioppi. Riflettendo quindi su questi dati, ci rendiamo conto del grande valore ecologico della ZSC “Oasi Le Foppe”, nella quale è presente una ricca varietà di specie arboree, compresi alberi da frutta selvatici.
Se non fosse presente un’attiva conservazione, in considerazione dei disturbi arrecati dall’uomo, dell’urbanizzazione crescente e del possibile instaurarsi di logiche produttive, si verificherebbe una netta prevalenza di formazioni antropogene (pioppeti e robinieti), specie quindi di minor valore naturalistico, e soprattutto si innescherebbe una riduzione progressiva della biodiversità.

Figura 5: estratto della Carta Regionale Perimetro dei Boschi
Nell’immagine, la zona in verde chiaro corrisponde alla ZSC Oasi Le Foppe.
Possiamo notare quali siano formazioni boschive prevalenti, le quali prenderebbero il sopravvento in assenza di un Piano di Gestione del Territorio, che prevede anche interventi attivi di conservazione e promozione della biodiversità.
DUSAF – Destinazione Uso Suoli Agricoli e Forestali (*)
(*) La Banca dati “Destinazione d’Uso dei Suoli Agricoli e Forestali” (DUSAF) è una banca dati geografica di dettaglio, che l’Ente Regionale Ente Regionale per i Servizi all’Agricoltura e alle Foreste (ERSAF) realizza e aggiorna a partire dal 2000-2001 su incarico di Regione Lombardia, mediante fotointerpretazione di ortofoto ad alta risoluzione. I dati dell’uso e copertura del suolo del progetto DUSAF, omogenei su tutto il territorio regionale, consolidano l’insieme di conoscenze sull’uso del suolo e le sue variazioni nel tempo a disposizione delle amministrazioni e dei cittadini lombardi.
Nella carta, prendiamo in considerazione l’intera area protetta da Natura 2000, che copre una superficie più estesa rispetto alle Foppe.

Figura 6: utilizzo del suolo nell’area di protezione
Il bosco igrofilo di ontano nero e frassino
E’ una tipologia di bosco presente lungo i corsi d’acqua e in aree con ristagni idrici non necessariamente collegati alla dinamica fluviale, come sono le Foppe. Si sviluppa su suoli alluvionali spesso inondati o nei quali la falda idrica è superficiale, prevalentemente in clima temperato, ma talvolta anche in quello mediterraneo dove l’umidità del suolo lo consente. I boschi igrofili sono formazioni azonali, ossia che non sono determinate da un macroclima specifico, come avviene invece per le formazioni zonali (querceti, etc.), ma sono legate alla presenza di ristagno idrico nel suolo. Generalmente creano delle comunità vegetali stabili e consociazioni caratteristiche con altre specie vegetali che sono compatibili con loro, perché condividono le stesse necessità. I boschi di Ontano e Frassino sono quindi strettamente collegati con le specie vegetali che occupano l’habitat dei laghi eutrofici delle Foppe.
Nell’Oasi è presente l’ontano nero (Alnus glutinosa), una specie igrofila che pur essendo nota in tutte le regioni di Italia, è più frequente al Nord.
Gli ontani sono specie che arricchiscono il suolo di nutrienti, perché sono in relazione simbiotica con microrganismi azotofissatori, e che si sono adattati alle particolari condizioni di un suolo imbevuto d’acqua.
I salici, i pioppi, i frassini e il luppolo completano la ricca biodiversità di questo habitat.

Figura 7: Ontani, salici, frassini
Querceti di farnia o rovere subatlantici e dell’Europa centrale
I Querceti di Farnia rappresentano lo stadio maturo delle serie di vegetazioni dei querceti planiziali, cioè lo stadio di arrivo di un percorso che, a partire dalle piante pioniere che hanno colonizzato le prime pianure alluvionali – realizzate dai depositi fluviali del Pleistocene– via via hanno dato origine a cenosi vegetali sempre più complesse, fino a questo stadio maturo. Nel frattempo però l’azione dell’uomo, tramite l’urbanizzazione e l’agricoltura, ha ridotto sempre più l’estensione di questi boschi, che si sono così ridotti a preziosi frammenti, a relitti che possono trovarsi anche in mosaico con il bosco igrofilo. I cambiamenti climatici in corso, e in particolare il riscaldamento globale, impattano fortemente su questi alberi e in particolare sugli esemplari giovani di farnia (Quercus robur L.). In realtà, le farnie adulte sono abbastanza tolleranti degli stress idrici e termici e possono vivere anche mille anni, ma le giovani piante sono più delicate. I querceti di farnia vivono in consociazione con altri alberi e con arbusti; sostengono una ricca biodiversità di specie vegetale e animale.
E’ possibile osservare, con un po’ di attenzione, la presenza di un ecotono, cioè di un’area di transizione tra la nicchia ecologica occupata dal carpino bianco e quella del carpino nero, tanto che a volte li possiamo individuare accostati l’uno all’altro (vedere più avanti in questo testo, “alberi patriarchi”). Possiamo allora ipotizzare che sia un segno del cambiamento climatico in corso proprio la presenza vigorosa dei carpini neri, che stanno affiancando quelli bianchi: i carpini bianchi sono infatti più delicati ed esigenti, riescono a vivere in condizioni di mezz’ombra mentre i neri (che occupano un areale limitato all’Europa sud-orientale) tollerano meglio calore e siccità.
Nei querco-carpineti tipici della Pianura Padana, la farnia e il carpino vivono in consociazione con altri alberi (ciliegi e tigli selvatici, aceri), arbusti (noccioli, biancospini, fusaggini) e numerose erbe (in particolare, geofite), sostenendo una ricca biodiversità di specie vegetali e animali.

Laghi eutrofici naturali con vegetazione del Magnopotamion o Hydrocharition
Habitat lacustri, palustri e di acque stagnanti eutrofiche ricche di basi con vegetazione di acqua dolce, idrofitica azonale (cioè non determinata dalla fascia climatica, latitudinale ma legata al proprio habitat acquatico). La vegetazione erbacea può essere sommersa o natante (in superficie come se nuotasse), può essere flottante (cioè libera di muoversi, galleggiando) o radicante, ad ampia distribuzione, riferibile alle classi Lemnetea e Potametea.
Gli stagni (le Foppe) sono particolarmente interessanti dal punto di vista della biodiversità per la loro vicinanza reciproca, che facilita la rete ecologica tra di loro; tuttavia osservando attentamente si potrà anche notare che la vegetazione presente differisce in modo significativo tra una Foppa e l’altra. Infatti gli ambienti acquatici delle Foppe differiscono per temperatura, ph, ossigeno disciolto, ombreggiatura degli alberi e soprattutto per la loro diversa profondità. Si tratta di ambienti dinamici, nei quali possono comparire anche nuove specie natanti, fluttuanti, sommerse o elofite (piante semi- acquatiche che vivono prevalentemente con le radici e le gemme sommerse, mentre le foglie e i fiori rimangono aerei), trasportate dall’acqua o accidentalmente dagli animali. Sono allo stesso tempo ambienti fragili e importantissimi per l’equilibrio degli ecosistemi.
Si può notare, inoltre, come alcune piante al margine delle Foppe appaiano in riga, come soldatini sull’attenti (vedi fotografia sulla clonalità del Carex sp.). Tale caratteristica è facilitata dalla natura clonale di alcune di esse (la propagazione clonale – o riproduzione vegetativa – è un metodo di propagazione di una pianta che le permette di ottenere un proprio clone, ovvero un insieme di individui dotati dello stesso patrimonio genetico; nel caso del Carex, ad esempio, la suddivisione dei cespi può produrre l’effetto di una siepe ordinata, di piante individuali tutte uguali e affiancate l’una all’altra, che condividono i propri geni e quindi sono a tutti gli effetti identiche).

Figura 9: alcune piante acquatiche
Le fotografie sono di Paolo Mario Corti, tranne le due di Carex che sono di Franco Giordana e Roberta Alberti e quella sulla biodiversità di piante elofite e idrofite, che è di Albalisa Azzariti. Quest’ultima fotografia evidenzia come nella stessa Foppa possano convivere specie palustri differenti, in armonia tra loro ma anche con competizione reciproca.
Chi volesse approfondire la conoscenza delle piante palustri, può consultare la Banca Dati floristica regionale al sito: http://www.biodiversita.lombardia.it/ e trovare molte risorse circa la gestione dei siti Natura 2000. Il sito contiene inoltre un approfondimento sugli habitat acquatici.
E’ proprio questo habitat ad ospitare i “tesori” vegetali più interessanti dell’Oasi. Si tratta di specie rare ed estremamente protette poiché a rischio di estinzione in Lombardia e in Italia, quali:
- Hydrocharis morsus-ranae (protetta dalla L.R.10/2008 e presente nella Lista Rossa);.
- Utricularia vulgaris (pianta carnivora acquatica molto rara, protetta dalla L.R.10/2008 e presente nella Lista Rossa, da non confondersi con la congenere Utricularia australis, sempre protetta ma più frequente in Italia);
- Salvinia natans (felce acquatica annuale, natante; protetta anche a livello internazionale e di grande rilevanza ecologica).
Inoltre, nelle aree palustri sono segnalate popolazioni di Limniris pseudacorus e Rorippa amphibia (protette dalla L.R. 10/2008), Ludwigia palustris (protetta dalla L.R.10/2008 e presente nella Lista Rossa) e Lindernia procumbens, il gioiello principale dell’Oasi, protetto anche dalla Direttiva europea “Habitat”.
A causa della grande siccità del 2022, alcune Foppe si erano asciugate e le popolazioni di utricolaria si erano estinte. Dopo aver effettuato tutto l’iter amministrativo richiesto per le reintroduzioni, si è conseguita nel 2025 l’autorizzazione regionale ad intervenire, e la pianta è stata attivamente reintrodotta.
In una ZSC, infatti, la reintroduzione di specie è vincolata al rispetto di regole autorizzative molto
ferme, nell’ottica di operare sempre con grande rigore scientifico.

Figura 10: Esempio di clonalità del Carex

Figura 11: Utricolaria vulgaris

Figura 11: il botanico dott. Gariboldi metre effettua la reintroduzione dell’utricolaria nelle Foppe nel 2025
Le fotografie di Albalisa Azzariti documentano la reintroduzione di Utricolaria vulgaris avvenuta nel
2025 con l’apporto attivo del botanico Luca Gariboldi e la clonalità del Carex sp. che vive nell’Oasi.
Arbusteti, prati e radure
La ZSC Oasi “Le Foppe” ospita una grande varietà di arbusti, che sono fondamentali per l’equilibrio vegetazionale, per la funzione protettiva che svolgono anche verso il patrimonio arboreo ed infine perché sono l’habitat di una ricca biodiversità faunistica.
In estate, si popolano di bellissime lucciole, che rendono ancor più suggestivo il percorso dell’Oasi al tramonto.
Anche gli spazi a prato sono importantissimi e sono il luogo in cui possiamo vedere farfalle e insetti inusuali.
I prati delle Foppe non ospitano una fioritura variopinta, sia perché non sono pascoli (quindi non sono concimati dalle deiezioni animali) sia perché il terreno favorisce solo alcune tipologie floristiche; tuttavia le erbe spontanee che riescono a crescere negli spazi a prato e nel sottobosco sono di grande interesse botanico ed estetico. Tra i due poli immaginari di quantità e qualità, prevale la seconda.
Approfondire questo habitat riportandone le caratteristiche vegetazionali richiederebbe molte pagine. Rimandiamo allora al bellissimo libro illustrato di Luca Gariboldi e Mirko Sotgiu, Piante e fiori dell’Oasi Le Foppe Radaelli, 2013 (consultabile presso il Centro Visite).
LA FUNZIONE SVOLTA DAGLI ALBERI DELLA ZSC OASI LE FOPPE
Gli alberi delle Foppe sono fondamentali anche in relazione all’ambito territoriale regionale, perché contribuiscono alla conservazione naturale della biodiversità arborea in questi tre specifici habitat. La funzione principale degli alberi presenti alle Foppe è naturalistica, cioè sono conservati e protetti, perché sono parte integrante degli habitat da tutelare e sono alla base della sopravvivenza di tutta la catena trofica (nutrizionale) delle altre specie vegetali e animali (coleotteri saproxilici, chirotteri, licheni, funghi…). Nella figura seguente, vediamo la funzione che le diverse formazioni boschive attuano nella zona (il piccolo pallino azzurro evidenzia la centratura su Trezzo).

Figura 12: destinazione funzionale delle formazioni boschive del trezzese
I boschi della ZSC Oasi “Le Foppe” sono complessivamente giovani, ma non mancano alberi più
anziani, che dominano il paesaggio ed hanno un grande valore, forestale e culturale.
Per questo proponiamo a te, visitatore, di cercarli. Li abbiamo chiamati “alberi patriarchi”.
Sono presenti anche esemplari giovani, che permettono di assicurare il ricambio generazionale.
La comunità arborea allora è simile ad una fiorente comunità umana, con individui di età diverse e la possibilità di un ricambio costante: nuovi alberi crescono da semi e ricacci nelle radure che si formano al decesso delle piante più anziane. Queste sono spesso lasciate al suolo, affinché diventino la dimora di molti animali e rientrino nel ciclo della catena ecologica grazie agli organismi decompositori. E’ una comunità disetanea, cioè di alberi di diverso stadio di sviluppo.
I boschi della ZSC “Le Foppe” sono caratterizzati da un’alta biodiversità arborea.
Queste caratteristiche li rendono in grado di meglio fronteggiare le avversità e di superare eventuali emergenze ambientali.
La bellezza di un bosco quindi è proprio data dalla sua varietà di età e di specie.
Dunque è una comunità dinamica, nella quale possono comparire specie arboree più adattate alle nuove condizioni climatiche, che sono la conseguenza del riscaldamento progressivo del nostro pianeta, e specie più tolleranti a condizioni di stress biotico e abiotico.
Infine, è una comunità controllata, sorvegliata, costantemente monitorata da figure professionali qualificate (come lo è il botanico) e curata da un gruppo energico e capace di volontari. In questo modo si gestiscono le eventuali specie alloctone come previsto dalle direttive regionali, nazionali e comunitarie, e si mantengono gli equilibri tra i diversi habitat e paesaggi naturali.
Per approfondire alcuni aspetti relativi alla modellizzazione dell’importanza di un rinnovo arboreo, sono disponibili pubblicazioni e strumenti visuali, ad esempio in https://www.forest-modelling-lab.com/
UN BOSCO DISETANEO E’ PIU’ RESISTENTE E PIU’ RESILIENTE, SE SOTTOPOSTO A
DISTURBI, DANNI E CAMBIAMENTI, E NEL TEMPO SI EVOLVE.
ORA PROVA A TROVARE DURANTE LA TUA VISITA GLI “ALBERI PATRIARCHI”!

Fgura 13: gli alberi “patriarchi”, cioè quelli meno giovani dell’Oasi
SERVIZI ECOSISTEMICI
I servizi ecosistemici sono i servizi forniti da un ecosistema, dai quali dipendono gli esseri umani.
https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=LEGISSUM:ecosystem_services
“La nostra prosperità economica e il nostro benessere dipendono dal buono stato del capitale naturale, compresi gli ecosistemi che forniscono beni e servizi essenziali: terreni fertili, mari produttivi, acque potabili, aria pura, impollinazione, prevenzione delle alluvioni, regolazione del clima, ecc. La perdita di biodiversità può indebolire un ecosistema, compromettendo la fornitura di tali servizi ecosistemici. Il ripristino degli ecosistemi degradati è spesso costoso e, in alcuni casi, i cambiamenti possono diventare irreversibili. Nel 2005 il Millennium Ecosystem Assessment ha classificato i servizi ecosistemici in quattro gruppi funzionali:
- di fornitura, cioè prodotti ottenuti dagli ecosistemi quali cibo, acqua pura, fibre, combustibile, medicine;
- di regolazione, in quanto i benefici sono ottenuti dalla regolazione di processi ecosistemici ad esempio in relazione al clima, al regime delle acque, all’azione di agenti patogeni;
- culturali, intesi come l’insieme dei benefici non materiali ottenuti dagli ecosistemi come il senso spirituale, etico, ricreativo, estetico, le relazioni sociali;
- di supporto, in cui rientrano i servizi necessari per la produzione di tutti gli altri servizi ecosistemici come la formazione del suolo, il ciclo dei nutrienti e la produzione primaria di biomassa.
Per molti di questi servizi il valore economico non è contabilizzato sul mercato e, di conseguenza, sono eccessivamente utilizzati o inquinati.
L’importanza di effettuare quantificazioni biofisiche e stime monetarie per misurare da un lato i costi ambientali associati allo sfruttamento della biodiversità, dall’altro i benefici ottenuti per il benessere umano è stata riconosciuta nell’ambito delle Nazioni Unite, attraverso la definizione degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 (SDGs) e dal Piano Strategico 2011-2020 della CBD”
https://www.mase.gov.it/portale/capitale-naturale-e-servizi-ecosistemici
Tutti gli approfondimenti, realizzati da Albalisa Azzariti e altri in questa serie tematica, mostrano come la ZSC Oasi del WWF Le Foppe di Trezzo sull’Adda, all’interno del Parco Adda Nord, siano un grande volano per il capitale naturale in ogni ambito considerato (la Geologia, la Pedologia e l’uso del suolo, la Regolazione delle acque superficiali e sotterranee, la Rete ecologica, la conservazione della Fauna e – da ultimo – la Flora).
Data la complessità di tale analisi, per la Flora la circoscriviamo agli “alberi patriarchi”.

Figura 14: i servizi ecosistemici offerti dagli “Alberi patriarchi”
L’USDA (Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti) ha creato un database molto completo e – correlata – un’applicazione davvero funzionale in forma tools.
https://mytree.itreetools.org/#/
Avvalendoci di questo strumento apprendiamo alcune informazioni sui servizi ecosistemici offerti dai sei alberi più “anziani” (e riconoscibili come tali da un visitatore) dell’Oasi. E’ importante sottolineare come l’entità dei singoli servizi ecosistemici differisca da specie a specie (è un fattore specie- specifico) e varia anche in relazione all’età dell’albero. I dati forniti sono quindi delle stime, basate sui dati osservati in campo.
SEQUESTRO DI CARBONIO E CO2 EQUIVALENTE
(Il CO2 equivalente è stimato calcolando quanti CO2 atmosferico viene assorbito dagli alberi per fornire il carbonio immagazzinato nei tessuti dei singoli alberi).

PREVENZIONE DELL’EROSIONE
Vengono considerati due fenomeni, fortemente connessi all’erosione:
- Il ruscellamento, cioè quello scorrimento di acqua piovana che asporta lo strato superficiale di terreno fertile, depauperando il suolo (se interessa, leggere l’approfondimento di Pedologia delle Foppe);
- La pioggia torrenziale, cioè quella che cade durante le precipitazioni intense, che schiaccia il terreno e lo dilava, creando danni molteplici, a più livelli. La vegetazione, ma soprattutto gli alberi dotati di robusto e approfondito apparato radicale e di chioma estesa, intercettano questo tipo di pioggia, mitigandolo, riducendo l’energia cinetica, fino ad attenuarne gli effetti distruttivi.

PURIFICAZIONE DELL’ARIA
Vengono presi in considerazione i principali contaminanti atmosferici ed è stimata la capacità dell’albero, in relazione alla specie, alla sua biomassa ed alla sua posizione (soleggiata o ombreggiata, quanto sia vicina ai centri abitati) di filtrare l’aria, rimuovendo tali fattori inquinanti.
Riportiamo il dato aggregato, che si riferisce al valore economico dell’azione di filtro che ciascuno dei sei alberi ha esercitato nel corso di 20 anni della propria vita vegetativa.
Questo significa, nella sostanza, che ognuno di questi alberi ha:
- un valore in se stesso, anche economico, perché stiamo considerando “alberi adulti” in un contesto di bosco giovane, quindi più pregiati;
- un valore in quanto relazionato all’ecosistema e lo sostiene (è casa per gli uccelli e per molti insetti, è alimento per gli impollinatori e per gli animali che si nutrono di frutti e foglie ecc.);
- un valore aggiunto in quanto bello: l’utilizzo ricreativo qui è gratuito, ma di per sé avrebbe un valore turistico – di “rimessa in forma” (potremmo voler pagare un biglietto di ingresso per ammirare un albero grande e armonico e provare il benessere di passeggiare all’ombra);
- un ulteriore valore economico che deriva dai servizi di mitigazione del clima (sequestro CO2 e prevenzione del dissesto idrogeologico) e degli eccessi termici;
- un valore per la nostra salute fisica e mentale; nel primo caso, ogni albero delle Foppe filtra l’aria e la depura, a beneficio di tutti: visitatori, cittadini di Trezzo sull’Adda, comunità vicine e in generale per tutti, perché l’aria si sposta col vento e, se è purificata, diventa migliore per chiunque la respiri.

FOTOSINTESI E PRODUZIONE DI NUOVO OSSIGENO
Com’è noto, gli alberi emettono ossigeno come “prodotto di scarto” della fotosintesi. La vita come la conosciamo sul nostro pianeta è possibile solo perché vi sono organismi vegetali in grado di rilasciare ossigeno che possono respirare tutti gli esseri viventi aerobi, come noi.
Possiamo vedere anche in questo caso un ruolo importante esercitato dalla ZSC Oasi Le Foppe e cioè la conservazione e la protezione di una formidabile biomassa vegetale, erbacea, arbustiva e arborea, che è in pieno vigore vegetativo. La capacità fotosintetica di un ecosistema come questo permette di riportare in atmosfera grandi quantità di ossigeno.
Attraverso l’indice NDVI, ovvero l’Indice di Vegetazione Normalizzato (Normalized Difference Vegetation Index), che si basa su principi fisici ed è disponibile attraverso calcoli non complessi e avvalendosi dei grandi progressi della telemetria e fotometria da satellite (Copernicus, Sentinel 2, banda 8 NIR e banda 4 Rosso), è possibile studiare un’area ad alta risoluzione e ricavare non solo la presenza della vegetazione, ma anche il suo stato di salute. Dunque il NDVI è un indicatore ambientale che permette di individuare la presenza di vegetazione su un territorio, di riconoscere specifiche strutture vegetali, di analizzare le serie temporali della crescita delle colture e persino rilevare vegetazione danneggiata a causa di incendi o altre calamità.
E’ stato dimostrato che questo indice è correlato alla capacità fotosintetica delle piante.
Data la struttura della formula, il valore può oscillare da -1 (assenza di vegetazione / assenza di fotosintesi) a + 1 (massima vegetazione /massima fotosintesi).
Con grande piacere e una certa emozione, possiamo evidenziare – dati satellitari e indice alla mano – che: sia l’area corrispondente alla ZSC Oasi Le Foppe e quella di protezione connessa, sia la più
ampia area di fotosintesi rispetto al territorio circostante, che evidenzia uno spettacolare indice NDVI vicino o pari a +1, indicato dal colore verde scuro. Dunque anni di interventi attivi per la conservazione e la cura hanno permesso in tutta l’area protetta da Natura 2000 di rendere rigogliosa la vegetazione, che … potremmo dire, ci ripaga, restituendo tutto l’ossigeno di cui è capace.
Un grande risultato per una Zona Speciale di Conservazione!

Figura 15: indice NDVI elaborato tramite i dati del Satellite Copernicus
L’ Indice NDVI da Satellite Copernicus è correlato alla qualità della fotosintesi; il colore verde scuro indica la massima capacità fotosintetica. Sono evidenziati anche i cavi (cioè i canali di drenaggio dell’acqua piovana), di cui anche in questo caso si vede l’importanza. Per approfondire questo tema, si rimanda all’approfondimento di Albalisa Azzariti sul reticolo idrografico.
Approfondimento di Albalisa Azzariti, con il supporto prezioso di Paolo Mario Corti
Si ringraziano Fabio Cologni, responsabile dell’area, e Paolo Maria Corti – nativo di Trezzo sull’Adda e tra i primi, con Fabio, a rinaturalizzare l’area, perché la loro memoria storica, l’impegno quotidiano, la tenacia, hanno permesso di creare i presupposti per questo approfondimento, che è il risultato anche di un intenso lavoro di campagna.
Si ringrazia il botanico Luca Gariboldi, che con grande professionalità si è occupato di aspetti più tecnici e complessi della Flora, a cui noi volontari possiamo fare affidamento e che ha contribuito alla revisione finale del presente documento.
Si ringraziano parallelamente tutti i volontari, che “fanno il lavoro duro”, necessario per contenere l’esuberanza di certe specie vegetali.
Si ringrazia il Prof. Giorgio Vacchiano per i preziosi suggerimenti e per la rilettura competente di questo approfondimento.
Si ringrazia Cecilia Pirovano, perché la pubblicazione sul sito web dell’Oasi di questi approfondimenti e in particolare questo ha richiesto un lavoro di pazienza certosina per integrare testo e immagini.
Infine, la dott.ssa Albalisa Azzariti, ringrazia il Parco Adda Nord e il suo direttore dott. Tomaso Colombo per la pubblicazione del link e per la stampa dei cartelli del Centro Visite.
