LA GEOLOGIA DELLE FOPPE
Guardando la Carta Geologica della Lombardia, possiamo scoprire come i diversi elementi del paesaggio attuale si sono formati in epoche diverse (ogni colore corrisponde ad un’epoca diversa).
La potete trovare sul Geoportale della Lombardia.

Vi invitiamo ad un immaginario viaggio a ritroso nel tempo, per scoprire come si è formato il paesaggio nel quale è situata la ZCS Oasi Le Foppe.
Se fosse possibile tornare indietro nel tempo al Pliocene ( epoca geologica che – sulla base delle conoscenze attuali – ebbe inizio circa 5,332 milioni di anni fa e terminò circa 2,588 milioni di anni fa) saremmo sul fondo di un grande mare.
Un arcipelago di isolotti frazionati e promontori emergeva a fatica da un vasto mare. Le coste lombarde erano falesie, come quella bellissima che è stata trovata nella zona dei Corni di Canzo. Le prime terre asciutte si sarebbero trovate sopra la parte alta di Montevecchia.
Quindi proprio sopra di noi ci sarebbe stato un strato di acqua marina profondo, in cui avremmo visto nuotare gli squali, le balene, e tanti pesci diversi.
In questo epoca si verificarono fenomeni di scala planetaria che influenzarono il clima.
Questi eventi comportarono processi di erosione delle Alpi, che si erano già formate in tempi geologici più antichi.


Successivamente, si alternarono periodi glaciali, con temperature molto rigide e ghiacciai in avanzata, e periodi interglaciali, più miti o persino caldi.
La morfologia attuale della pianura è il risultato dell’alternarsi di fenomeni di accumulo e di erosione che si sono verificati durante il Quaternario, in relazione alle fasi di espansione e di ritiro dei ghiacciai. Si formano antiche pianure, i “Terrazzi Mindeliani” che si riconoscono anche oggi all’Oasi, che sono suoli a quote più elevate, quasi pianeggianti, generalmente prati o seminati a foraggio. Questi terrazzi si elevano di circa 3 metri sugli altri di età intermedia, che affiorano ad ovest, e di circa 5 metri rispetto al Livello Fondamentale della Pianura (la pianura più recente, che è collocata più in basso, verso Gorgonzola).
Inizio del deposito di detriti:

E nel territorio di Trezzo cosa avremmo visto?
Ghiacciai e impetuosi torrenti, con deposito di detriti (ad esempio, sassi).

Ceppo d’Adda
Avremmo visto l’inizio del deposito di detriti, con la formazione del Ceppo D’Adda.
Nella Carta Geologica della Lombardia queste prime formazioni di detriti sono evidenziate da una sorta di cordoni color marroncino (vedere l’immagine).
Tra Pliocene superiore e Pleistocene inferiore, avremmo osservato la formazione di ghiacciai maestosi, che poi durante i periodi caldi si sarebbero fusi, creando torrenti impetuosi.
Durante le fasi di ritiro glaciale, i corsi d’acqua, con le loro alte portate, erano in grado di trasportare verso valle grandi quantità di detriti, provenienti dagli accumuli morenici; tale processo diede origine ad estese conoidi (sedimenti simili a frane con la forma di coni o di ventagli). I conoidi, accrescendosi, si saldarono e diventarono rocce. Riconosciamo sulla fotografia aerea la fascia del Ceppo dell’Adda, evidenziata in blu-viola.
Nella carta geologica, integrata con la fotografia satellitare, riconosciamo la fascia del Ceppo dell’Adda, evidenziata in colore blu-viola.

E’ possibile notare affioramenti del Ceppo dell’Adda, in diversi punti di questa fascia, ma soprattutto potrete ammirarla presso la cascina Ronda Nera, ove la falesia è una palestra di arrampicata (vi lasciamo le indicazioni per arrivarci).
Il Ceppo dell’Adda è un apprezzato materiale da costruzione.

Falesia di Rondanera
A partire dal Pleistocene Medio (circa 775.000 anni fa), la parte più fine dei sedimenti deposti dai ghiacciai è stata asportata da venti impetuosi e persistenti e rideposta su superfici più distanti e antiche , più dure. Si sono così formati i terrazzi di depositi eolici che contengono grandi quantità di argilla rossa. Nel Pleistocene vi sono state diverse glaciazioni, di cui una così estrema da portare gli ominidi alla quasi estinzione. Si depositarono ulteriori accumuli di detriti, ma durante i periodi interglaciali, con il sopraggiungere di climi più aridi di tipo subtropicale, l’azione di trasporto da parte dei fiumi diminuiva notevolmente. In questo modo quando arrivava una piena, la capacità erosiva dell’acqua sui terreni precedentemente deposti era maggiore.
Possiamo ammirare nella zona della Cascina Portesana grandi depositi di ciottoli, che sembrano “appesi” su pareti verticali di suolo. Questi ciottoli sono poi trasportati verso l’Adda dai “cavoni” , I cavoni sono corsi d’acqua a regime torrentizio che sono stati in parte naturali, ma poi sono stati ottimizzati per drenare il suolo e facilitare il deflusso dell’acqua.

Nasce la Pianura Padana

Estrapolazione dalla Carta Geologica della Lombardia, che intende evidenziare il dettaglio in colore verde che valorizza la formazione della pianura alluvionale, futura Pianura Padana.
La varietà litologica (delle rocce) della Lombardia deriva dalla sua storia complessa in tempi lunghissimi.
Aggiungendo la descrizione del periodo geologico di formazione con etichette che rendono esplicito il periodo di litogenesi si nota l’eterogeneità e la ricchezza della tipologia di rocce nella nostra regione.

aggiungendo la descrizione con etichette relative ai colorisi nota l’eterogeneità e la ricchezza:

Camminando un po’, potrete ammirare tutto questo anche nella ZSC Oasi Le Foppe e nella sua zona circostante dell’Adda!

Alcuni itinerari suggeriti:

- Il Ceppo d’Adda alla Cascina Ronda Nera
- I sassi-ciottoli appesi nella zona della Cascina Portesana
- Lo sbocco del cavone principale presso l’alzaia dell’Adda
In sintesi: in quale periodo geologico si sono formate le Foppe?
In epoche successive e con processi differenti: una parte del territorio, tra il Pliocene superiore e il Pleistocene inferiore, una seconda zona durante il Pleistocene inferiore e infine si sono definite completamente nel Pleistocene superiore.

Approfondimento a cura della dott.ssa Albalisa Azzariti
Convalida e revisione a cura di
Elisabetta Erba
Davide Zanoni
Professori di geologia presso l’Università Statale di Milano, Dipartimento Arrigo Desio di Scienze della Terra.
