LA PEDOLOGIA DELLE FOPPE
Il suolo è un corpo naturale complesso che si forma quando interagiscono tra di loro la componente minerale (rocce) e quella biologica (piante e [micro]organismi) in un determinato clima (calore e acqua) sulla superficie terrestre (morfologia) nel corso del tempo.
Ciascuna di queste componenti determina caratteristiche specifiche che permettono di differenziare molti tipi di suolo. Sono state costruiti dei sistemi internazionali per dare un nome e un ordine a ciascuno di essi.
La Regione Lombardia ha completato la mappatura dei suoli sia per la parte montana che quella collinare e di pianura della regione. Le informazioni sui suoli (carte pedologiche) sono disponibili in formato cartaceo (ERSAL/ERSAF) e digitale sul Geoportale della Lombardia.

Lo stralcio della “Carta dei Suoli della Regione Lombardia” mostra la complessità dei tipi e della distribuzione dei suoli nell’area ad ovest di Trezzo sull’Adda: a ciascun numero corrisponde una tipologia di suoli diversa. L’area viola indica l’estensione di una parte della pianura più rilevata (215m) rispetto al quella rosa (209m), la verde (178m) e ad est alla valle dell’Adda (135m). Ciascuna di queste superfici (terrazzi) separate da ripide scarpate, si è formata in epoche geologiche diverse: le più alte prima di quelle via via più basse.
I suoli sulle superfici più rilevate sono dunque più antichi. Gli antichi suoli, come quelli attorno a Trezzo, si sono sviluppati in condizioni climatiche molto differenti da quelle attuali. Si sono alternati climi diversi nel corso degli ultimi 2,5 milioni di anni (periodo Quaternario). La storia geo-litologica di questi terrazzi è complessa. I ghiacciai alpini nelle fasi più fredde erano molto più estesi e arrivavano a sud dei laghi lombardi. In queste condizioni si formavano depositi di sedimenti fluvioglaciali grossolani derivati dall’erosione delle rocce. Poi nei periodi più caldi questi depositi sono stati erosi dai fiumi alimentati dalle acque di scioglimento dei ghiacci. Nella fase fredda successiva sono stati ricoperti da una coltre di materiali fini, polverosi, che sono stati erosi dal vento nelle aree con scarsa vegetazione e ridepositati sulle altre superfici.
Si tratta quindi di suoli policiclici (cioè nei quali si sono succeduti processi differenti di genesi del suolo), nei quali i processi pedogenetici (di formazione del suolo) hanno potuto esprimersi per tempi molto lunghi su diverse litologie in condizioni climatiche molto differenti.
Gli orizzonti (cioè gli “strati”) che compongono questi paleosuoli permettono di ricostruire le diverse condizioni ambientali in cui si sono sviluppati e le dinamiche evolutive della morfologia attuale della zona.
La pedogenesi ha interessato un grande spessore dei materiali rocciosi:
- ne ha modificato la composizione chimica, consentendo una progressiva perdita degli elementi più solubili e una progressiva acidificazione;
- ha anche modificato le proprietà fisiche, aumentando il contenuto in argilla e determinando lo sviluppo di strati addensati poco permeabili e poco ospitali per lo sviluppo delle radici (fragipan).
Il suolo evolve a partire da un materiale di base, chiamato materiale parentale, che è costituito dalla componente minerale di base del terreno. Nella Z.S.C. Oasi Le Foppe si ha l’opportunità di poter osservare quanto normalmente giace sotto i nostri piedi: è stato reso visibile il profilo di un suolo, di oltre 250 cm, in cui la sequenza degli orizzonti mostra l’alternarsi di materiali parentali differenti (limoso senza scheletro in superficie e pietroso in profondità) ad indicare una storia evolutiva complessa, credibilmente sviluppatasi nel corso di molte centinaia di migliaia di anni.

Perché questo suolo ha un valore così grande?
- Valore economico:
I mattoni della Fornace erano così apprezzati per il loro colore sanguigno che le case benestanti li mettevano in mostra (anche oggi ne troviamo traccia). I mattoni rosso sanguigno erano uno status symbol

- Patrimonio di cultura locale:
Tra il 1872 e l’inizio del 1900, si avviarono imprese di produzione dei mattoni. Il lavoro era molto faticoso; il “paltin”, retribuito a cottimo, iniziava a lavorare alle 4.30 e modellava un colmo di 1600 mattoni quotidiani, secondo una tecnica ben definita. Il laterizio veniva poi ricoverato sotto coperture di cannucce, e ogni giorno il paltin entrava nel fango per impastare, assistito da un apprendista, in genere il figlio. Il forno veniva avviato in marzo, dopo un rito religioso. l lavoro di essiccatura dei mattoni era ingrato; dalle 4 del mattino si iniziava, poi venivano recuperati a mani nude. ancora roventi. Anche il lavoro del fochista era molto duro: 12 ore consecutive al giorno nel corso delle quali alimentare con il carbone del fuoco della fornace. Nel 1930, l’orario di lavoro era dall’alba al tramonto; gli operai, con le mani spaccate e piene di tagli, caricavano anche i mattoni sulla ferrovia “Gamba de Legn”. La produzione non cessò nemmeno durante la guerra ed ancora oggi, in modi diversi e condizioni di lavoro migliori, Trezzo è sede di un’azienda che produce laterizi di qualità. (fonti: archivio comunale)
Nell’immagine, ciò che resta della Fornace, accanto alle Foppe: la ciminiera

il colore rossastro che emerge se scaviamo in questa zona.
- Valore naturale:
I paleosuoli si sono sviluppati su tempi molto lunghi. La lunghezza dei cicli pedogenetici ha portato questi suoli ad attraversare condizioni climatiche differenti, o a subire seppellimenti sotto materiali geologici di altra origine.
I suoli comunemente conosciuti anche come “ferretti”, se sono rossi come quelli di Trezzo sull’Adda, si sono formati in un’epoca lontana in cui il clima era tropicale.
Il suolo dell’Oasi è in alcuni tratti particolarmente rosso e lo contraddistingue rispetto ai suoli vicini.
Come proteggere la risorsa suolo?
Perché è importante il ruolo svolto dalla Z.S. C. Le Foppe?
Ci si è resi conto, studiando il suolo fertile, che è una risorsa preziosissima, che ci può assicurare molti servizi ecosistemici; il suolo richiede tempi lunghi per formarsi ma può essere consumato in modo irreversibile in tempi anche brevi, per effetto di fattori naturali ed antropici, ad esempio l’espansione delle aree urbane e l’impermeabilizzazione delle superfici naturali (soil sealing) possono consumare suolo fertile; in qualche caso anche l’agricoltura può determinare la perdita di sostanze organiche o la salinizzazione, con l’uso intensivo delle falde acquifere sotterranee per l’irrigazione. Inoltre, alcune parti del nostro territorio sono esposte in misura crescente ad erosione e al rischio di desertificazione, in relazione agli effetti del cambiamento climatico. Sono trasformazioni permanenti o difficilmente reversibili delle caratteristiche dei terreni.
L’insieme di queste forme di consumo del suolo, oltre a determinare la perdita, nella maggior parte dei casi permanente e irreversibile, di suolo fertile.
La Z.S.C. Oasi Le Foppe protegge il suo suolo dalle trasformazioni antropiche, conservandolo, e ne ha permesso la rinaturalizzazione. In tempi lunghi, la nuova materia organica, che si sta ora formando, potrà migliorare il suolo.

Approfondimento realizzato dalla dott.ssa Albalisa Azzariti.
Si ringraziano i volontari dell’Associazione che hanno permesso di comprendere meglio i processi, grazie all’accompagnamento in loco.
Supervisione e convalida scientifica da parte dei pedologi dell’Università Bicocca prof. Roberto Comolli e prof. Enrico Casati.
