RETICOLO IDROGRAFICO DELLA ZSC OASI LE FOPPE
Quando, al termine dell’attività estrattiva di argilla e superata la fase di degrado, il WWF prese in carico il recupero ambientale delle “buche” riempite d’acqua riuscì a creare un’area sempre più rinaturalizzata, una vera Oasi per flora e fauna, fino ad essere l’attuale ZSC (Zona Speciale di Conservazione), impegnata a proteggere ogni aspetto di un prezioso e articolato ecosistema, comprese le acque e il suolo.
Ma da dove arriva tutta quest’acqua, cioè quella che continua a riempire le Foppe?
Per comprenderlo dobbiamo prima vedere la rete idrogeologica regionale nel suo complesso e considerare sia le acque superficiali che gli acquiferi sotterranei, nelle loro interrelazioni e nelle caratteristiche pedologiche, climatiche e morfologiche del territorio.

Corpi lacustri e rete di ricarica idrica profonda delle falde:

Fonte Arpa Sidro reticolo
idrografico lombardo.

Bacino idrico drenante valle Adda verso il Po (fonte Arpa)

Fonte Geoportale Regionale Riserve idriche
L’acqua delle Foppe NON deriva dalle riserve di ricarica che sono collocate in bassa pianura; NON deriva dal Fiume Adda, che scorre molto più in basso.
Dunque?
Abbiamo una traccia per capire leggendo questo documento:
“ll terrazzo di Trezzo risulta inciso sensibilmente da una serie di torrenti che ne attraversano, con andamento regolare nord-sud, tutta l’estensione, soprattutto nella parte centro -occidentale” .
(“I suoli della pianura milanese settentrionale”, ERSAL Regione Lombardia 1999.
ECCO ALLORA I TRE FATTORI IN GIOCO:
- Lo scarso drenaggio dei terreni a monte
per la presenza di argilla, nonostante la direzione del bacino drenante. - La piovosità
- La pendenza del terrazzo, che si erge sul sottostante con un’elevazione di 3-5 metri.
“La trasformazione delle zone di scavo in pozze è dovuta alla bassa permeabilità del suolo ed il ristagno dell’acqua è legato soprattutto al ristagno delle precipitazioni meteoriche. Pertanto gli stagni subiscono escursioni stagionali del livello dell’acqua anche considerevoli, soprattutto d’estate. La profondità di tali stagni è variabile.”
(fonte: https://www.cittametropolitana.mi.it/Parchi/aree_protette/sic/ foppe.html).

fonte: piano di gestione, dott. Gariboldi
La diversa profondità di ogni Foppa è indicata nella tabella del Piano di Gestione.
In situazioni come queste, che predispongono all’erosione, si possono scavare naturalmente dei fossi di drenaggio, tecnicamente noti come “gully”, che possono essere in seguito canalizzati con opere idrauliche per rendere efficiente il drenaggio.
Sono i cavi e i cavoni di Trezzo sull’Adda!



Se osserviamo su uno strumento cartografico satellitare il territorio a Nord di Trezzo sull’Adda, riconosciamo i cavi e i canali dalla loro vegetazione ripariale. Il reticolo idrografico è inoltre ben visibile nel Piano di Gestione della ZSC e nel Piano di Governo del Territorio del Comune di Trezzo sull’Adda.


Indicazione delle
distanze chilometriche
se percorse a piedi.

Dal Piano di Gestione dell’Oasi Le Foppe
Per contrastare i rischi idrogeologici, a cui è particolarmente vulnerabile la nostra Regione, gli esperti consigliano di realizzare degli stagni di ritenzione, che forniscono una capacità di stoccaggio aggiuntiva durante gli eventi di pioggia, attenuano il deflusso superficiale durante gli eventi piovosi e lo rilasciano a una velocità controllata. Il tempo di ritenzione e l’acqua ferma favoriscono la rimozione degli inquinanti attraverso la sedimentazione, mentre la vegetazione acquatica e i meccanismi di assorbimento biologico offrono un trattamento aggiuntivo. Gli stagni di ritenzione quindi hanno una buona capacità di rimuovere gli inquinanti urbani e migliorare la qualità del deflusso superficiale.
Le Foppe assolvono a tutte queste funzioni, a favore del territorio trezzese e dell’est-sud est della Lombardia.
Inoltre, l’acqua delle Foppe è monitorata con attenzione, con frequenza periodica, secondo specifici protocolli per la tutela della qualità fisico-chimico e biologica. Ogni Foppa ha un proprio pH, determinato da diversi fattori, tra cui la profondità, e caratteristiche fisico-chimiche distintive. La salinità è molto bassa ovunque e la qualità delle acque al momento è molto buona, favorisce la flora e la fauna che vive in ambienti palustri e permette una ricca biodiversità.
Approfondimento a cura della dott.ssa Albalisa Azzariti
Convalida e revisione a cura di prof. Claudio Gandolfi, Professore Ordinario presso il Dipartimento di Scienze Agrarie Ambientali dell’Università Statale di Milano per il settore idraulica agraria e sistemazioni idrauliche- forestali.
